| LA CUMBIA | |
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La costa della Colombia che si affaccia sull’ atlantico è una delle zone più ricche di ritmi e generi musicali. Anche in Colombia, come nel resto dell’America latina, l’apporto della cultura africana è stato determinante. La cumbia è una musica popolare, un canto e una danza colombiana. La cumbia è soprattutto un pezzo di storia della Colombia. Tale danza di coppia è nata all'interno degli eventi relativi alla conquista spagnola, che ebbe inizio nel 1538 con la distruzione della popolazione dei Chibcha. Solo nel 1886 la nazione fu chiamata Repubblica di Colombia (in omaggio a Cristoforo Colombo). Finché fu colonia, ebbe il nome di Nuova Granada. Il genere musicale più noto della costa colombiana è la cumbia. Le sue origini risalgono alle antiche manifestazioni folcloristiche importate dagli schiavi neri, come il Lumbalù – legato a rituali ancestrali – e il bullerungue - di carattere decisamente profano – a cui si sono unite le sonorità e i passi di danza degli indios che popolavano quelle zone (cunas, kogis, aruacos e caribes). Gli strumenti, soprattutto le percussioni, vennero inseriti nelle musiche che accompagnavano le feste religiose, dove la tradizione cattolica si mescolava a quella bantù. Erano rituali che traevano origine dalle danze intorno ai falò dove la formazione di coppie che ballavano in cerchio attorno al fuoco porterà alla moderna cumbia. La cumbia è emanazione diretta della cumbiamba, una danza in circolo che uomini e donne di razza negra eseguivano a piedi nudi sulla sabbia, in riva al mare, attorno ad un grande falò. È importante fissare bene questo passaggio per capire che danza è la cumbia e ipotizzare quale sia la sua origine. La denominazione è africana. In molti dialetti parlati dai neri africani il termine "kumb" significa suono, rumore o frastuono. Quando i neri furono impiegati nelle sterminate piantagioni della Colombia coloniale, le piantagioni stesse furono chiamate kumbè, per via dei suoni e dei rumori che gli schiavi producevano durante il lavoro. Fu definita “danza di inseguimento e rifiuto, di aggressione ed elusione, di provocazione e seduzione”, lo stile iniziale mimava la schermaglia tra uomo e donna dove lui “attacca” e lei “schiva”. Diffusasi soprattutto a Santa Marta, Barranquilla e Cartagena, agli inizi del secolo arriva anche nei saloni e nei teatri cittadini, perdendo in parte la carica di sfrenata sensualità che la caratterizzava nelle feste popolari sulle spiagge. Da strumentale, comincia a essere cantata, con l’alternanza di coro e solista.
Tra gli anni Quaranta e Cinquanta l’industria dello spettacolo e quella discografica, sostenute prima dalla radio e quindi dalla televisione, contribuiscono all’enorme diffusione della cumbia che dalla Colombia sciama in tutta l’area caraibica e in buona parte del continente. Tra le numerose orchestre che la rendono celebre a livello internazionale spiccano quelle di Pacho Galan e Lucho Bermùdez, e tra gli autori di cumbia vanno senz’altro citati Tobìas Plicet, Jelo Còrdova, Josè Barros, Willson Choperena, Alberto Rodrìguez, metre tra gli interpreti più noti ricordiamo Tono Fernàndez y Los Gaiteros de San Jacinto, Matilde Dìaz e Carmen e Carmen Pernet. Negli anni Sessanta, e ancor più nei settanta, i brani di cumbia raggiungono una tale elaborazione e complessità da prefigurare quella simbiosi da cui sfocerà, più tardi, la salsa, che tra i vari elementi ritmici utilizza il contrattempo del campanaccio cumbiero. Anche i testi, attraverso le varie epoche, subiscono una notevole evoluzione: dall’eterno tema amoroso, i brani di cumbia prendono a narrare la realtà sociale, dalla disuguaglianza alla denuncia delle ingiustizie di ogni sorta, fino a comprendere problemi quali la disoccupazione o, addirittura, l’incommensurabile debito estero… E data la popolarità di cui gode attualmente (e non solo in Colombia), ci sono cumbie che coniugano il ballo alla “controinformazione”, sensibilizzando il pubblico su questioni di comune interesse. L’esempio più eclatante lo abbiamo dai Sonora Dinamita, con la Cumbia del Sida, il cui testo ammonisce tutti (dal ballerino di più umile estrazione fino ai “medici” e professionisti d’ogni sorta) a praticare il “sesso sicuro”, a “proteggersi” facendo l’amore. La cumbia rappresenta perfettamente la fusione delle tre culture musicali: la melodia risente delle influenze spagnole, il ballo ha un’impronta profondamente indigena, mentre il ritmo ha radici africane. La cumbia ha a sua volta prodotto una lunga serie di balli”, come il merecumbè, frutto della contaminazione con il merengue domenicano, o con la rumba dando vita al rumbambuco, e così per la guajira, la media – cana, eccetera, fino ad arrivare alla salsa che, ovviamente, nel suo amalgama di ritmi caraibici comprende anche la cumbia. La cumbia, come detto, nasce come un gioco di corteggiamento fra i pescatori della costa atlantica e le loro donne. Queste danzando si pavoneggiano nel coqueteo: un civettare malizioso accentuato dai movimenti delle ampie gonne, che le donne si afferrano facendole ondeggiare, sollevandole anche fino alla testa durante i passi di ballo.- Con i movimenti ritmici e sinuosi del corpo e delle braccia imitano le onde del mare, elemento fondamentale della loro esistenza. Quest’inseguimento fra uomo e donna si balla con una serie di piccoli passi in qualsiasi direzione, marcando il tempo della musica riunendo i piedi dopo ogni passo. Diversamente dalla salsa, il gioco di ginocchia è molto più accentuato: si piegano quando si chiudono le gambe e si stendono quando si fanno i passi, favorendo così ampi movimenti del bacino. Le donne girano attorno all’uomo richiamandone l’attenzione ed anche quando girano su se stesse ricercando continuamente il suo sguardo. La cumbia si balla a piedi nudi sulle
calde spiagge del caribe colombiano…
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